“DI FIORE IN FIORE”

BOTANICA DIPINTA

DATE

Da giovedì 7 ottobre a mercoledì 20 ottobre 2021

DETTAGLI

Di Fiore in Fiore

Lucilla Carcano, Maria Lombardi, Alfredina Nocera, Luca Massenzio Palermo, Angela Petrini, Carla Pucci da Filicaja, Daniela Savoia, Maria Rita Stirpe, Marina Ubertini, Milena Vanoli, Silvana Volpato, Elena Zito sono i dodici artisti che espongono le loro opere in questa mostra concentrata sull’elemento floreale.

Studio Arti Floreali ha voluto scegliere la Pittura Botanica, una delle discipline fondamentali dell’associazione, per l’apertura del nuovo ambiente espositivo “SPAZIO ARTI FLOREALIin Vicolo della Campanella, 42.

VERNISSAGE

Giovedì 7 ottobre dalle 17.30 alle 20.00

Presentazione della Mostra a cura del Prof. Fabio Garbari, già Direttore dell’Orto Botanico di Pisa e Presidente della Società Botanica Italiana, dal titolo Botanica, Horti picti, ArteScienza

ORARIO

da martedì a sabato: 16.00 – 19.30

domenica: 11.00 – 18.00

lunedì chiuso

FINISSAGE

Mercoledì 20 ottobre dalle 17.00 alle 20.00

ARTISTI

Di Fiore in Fiore - Carcano

Lucilla Carcano

Di Fiore in Fiore - Lombardi

Maria Lombardi

Di Fiore in Fiore - Nocera

Alfredina Nocera

Di Fiore in Fiore - Palermo

Luca Massenzio Palermo

Di Fiore in Fiore - Petrini

Angela Petrini

Di Fiore in Fiore - Pucci da Filicaja

Carla Pucci da Filicaja

Di Fiore in Fiore - Savoia

Daniela Savoia

Di Fiore in Fiore - Stirpe

Maria Rita Stirpe

Di Fiore in Fiore - Ubertini

Marina Ubertini

Di Fiore in Fiore - Vanoli

Milena Vanoli

Di Fiore in Fiore - Volpato

Silvana Volpato

Di Fiore in Fiore - Zito

Elena Zito

VIDEO

PRESENTAZIONE

Botanica, Horti picti, Arte, Scienza 

Roma – 7 ottobre 2021 

Carlo Linneo aveva un’alta considerazione di sé. Nel secondo volume delle sue Species Plantarum del 1753  dedica a sé stesso un’elegante pianticella, oggi collocata nella famiglia delle Caprifoliaceae,  Linnaea borealis. L’aveva raccolta nel 1732 in Lapponia.  Il binomio non ha bisogno di spiegazioni, parla da sé. La dedica di un genere, scrive Linneo, è la maggior gloria per un botanico. 

Il grande naturalista svedese aveva una casetta di campagna ad Hammarby, nei pressi di Stoccolma. Hammarbya paludosa è una orchidea, rarissima in Italia, dove vive solo tra gli sfagni di una torbiera di Anterselva in Alto Adige. Questo binomio ricorda sia l’ecologia della pianta, sia il luogo dove Linneo svolgeva le sue ricerche.  

E’ noto che i romani credevano che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Nomina sunt omina, recita la locuzione latina al plurale. Per estensione, anche i nomi di molte piante possono suggerire il loro status, avere cioè un significato nel nome, un significato biologico, o informare sulla loro diffusione, o indicare qualche loro carattere organografico o fiorale. 

Il binomio specifico in botanica esige che sia seguito dal nome del suo autore. Una L. puntata sta per Linneo;  Lam. sta per Lamarck e così via.  

In mostra c’è una Iris reticulata, descritta dal barone Friedrich August Marchall von Bieberstein, autore del primo catalogo completo della flora crimeo-caucasica pubblicata a metà dell’ottocento. La contrazione del suo lungo nome, l’acronimo M. Bieb., consente al botanico di riconoscere l’autore del binomio e di sapere, sfogliando la sua opera, dove quest’iris cresce allo stato spontaneo. 

C’è anche una Iris bostrensis. Iris è messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno; bostrensis richiama il bostrice, un’infiorescenza  a cima unipara  i cui rami si inseriscono tutti sullo stesso lato, ma non sullo stesso piano, obliquamente rispetto all’asse che li sostiene, avvolgendo in tal modo a spirale tutta l’infiorescenza. 

In mostra vi è un Ornithogalum  thyrsoides, oggi Myogalum thyrsoides. Il tirso di questo “latte di gallina” (Ornithogalum) è un tipo di infiorescenza il cui asse principale ha crescita indeterminata mentre gli assi secondari, cioè i pedicelli fiorali, hanno uno sviluppo definito. 

La conoscenza di queste architetture fiorali potrebbe aiutare l’artista a ritrarre tali tipi di fioriture con molta precisione. 

Non intendo dire che gli artisti debbano diventare botanici, ma dal nome delle specie e dai loro autori potrebbero derivarne utili informazioni. 

Prima di parlare degli Horti picti, devo fare un cenno agli Horti vivi e agli Horti sicci.  Gli Horti vivi, i giardini botanici, sono istituzioni importantissime per la ricerca, la didattica, la diffusione della cultura naturalistica e per la conservazione ex situ di molte specie, alcune minacciate di estinzione.  Ma altrettanto rilevanti sono gli Horti sicci, cioè gli Erbari, intesi come collezioni di piante essiccate,  munite di cartellini con informazioni sulla loro identità sistematica, provenienza, data di raccolta ed eventuali usi in erboristeria, nella nutraceutica, nell’industria, nell’economia locale. Sul ruolo degli Erbari nella ricerca scientifica dovrei spendere molte parole. Mi limito ad osservare che le testimonianze erbariali consentono di  mappare la distribuzione geografica di ogni singolo elemento, di desumerne l’ecologia, la variabilità infraspecifica, la fenologia, le fluttuazioni popolazionali, l’ eventuale minaccia di estinzione  o di decretarne la scomparsa.  E poi hanno un ruolo decisivo per legittimare i nomi delle piante descritte dai vari autori. Infatti ai campioni d’erbario si fa in genere riferimento per designare i cosiddetti  tipi nomenclaturali, cioè quei campioni essiccati ai quali è legato permanentemente il nome con il quale gli autori hanno designato la pianta raccolta e studiata, facilitando la stabilità della tassonomia e della sistematica vegetale.  

Ho esaurito il primo punto del mio intervento, Botanica. 

Parliamo di Horti picti. 

Avevo comunicato agli organizzatori della Mostra un titolo con gli articoli: La Botanica, gli Horti picti, l’arte e la scienza. Ma il latino non ha articoli, e quindi ho dovuto toglierlo a Horti picti, ma anche al resto del titolo per uniformità. Il mio è un invito a scrivere il nome scientifico delle piante evitando di premettere gli articoli, quando possibile. 

Gli Horti picti sono un compendio di immagini delle specie raccolte e studiate dai botanici, e illustrate da artisti, incisori, stampatori spesso di chiara fama. In assenza di campioni d’erbario, un’immagine può fungere da iconotipo, cioè da tipo nomenclaturale che definisce la pianta illustrata e ne legittima il nome. 

 La pittura botanica – e naturalistica in genere – è oggi praticata  in tutti i paesi del mondo, secondo le  specifiche declinazioni  storiche e culturali di ciascuno di essi. Nel giugno 2018, un’iniziativa internazionale intitolata Botanical Art Worldwide ha realizzato in contemporanea, in 25 Paesi dei cinque continenti, una mostra di pittura botanica per sensibilizzare persone e istituzioni sulla necessità di tutelare la biodiversità vegetale ma anche for linking people to plants through Botanical Art. Unire i popoli attraverso l’arte botanica. 

Arte 

L’illustrazione  della natura ha migliaia di anni, ma secondo la testimonianza di Plinio nella sua Historia Naturalis,  fu il rizotomo greco Crateva (oggi si direbbe un erborista), negli anni 80 a.C., a tentare di dipingere per primo le piante; scrive tuttavia Plinio, “la riproduzione è già di per sé poco fedele a causa della grande varietà dei colori, soprattutto quando vuole gareggiare con la natura; inoltre produce molte alterazioni la negligenza dei ricopiatori”. Dopo Crateva (ricordato in un genere botanico della famiglia Capparaceae), vado al Codex vindobonensis del 512 d.C. (Dioscoride di Vienna) con il suo gemello, il Dioscoride napoletano, e con un grande salto di mille anni agli inarrivabili capolavori di Jacopo Ligozzi, di stupefacente freschezza e attualità.  

Ma siamo qui per inaugurare la Mostra e per vedere le opere esposte, quindi non posso dilungarmi. Sugli erbari dipinti, gli Horti picti, la loro origine, diversificazione ed evoluzione sono state pubblicate molte opere. Un denso e documentato saggio è stato scritto da Lucia Tongiorgi Tomasi nel 2019. 

Oggi migliaia di artisti si cimentano nel dipingere piante e fiori sia di flore spontanee che di cultivar orticole, con una passione che sommata alla competenza tecnica rende le loro opere di rilevante valore artistico. La natura è muta se l’uomo non la fa parlare, scrive Benedetto Croce. Sono in realtà le donne – più che l’uomo – ad offrire la loro attenzione artistica al regno vegetale. 

Ho iniziato da botanico e da botanico vorrei concludere. 

Tra un’alga, che produce con la fotosintesi carboidrati, e un fungo, che fornisce acqua e sali minerali, si instaura una simbiosi mutualistica che origina i licheni. E in via di metafora mi piace considerare l’apporto scientifico del botanico all’artista e, viceversa, la raffigurazione d’arte per il naturalista, una proficua simbiosi, di reciproca utilità, come un lichene. Non ci deve essere un diastema, un intervallo, una distanza come tra due denti vicini, ma una connessione di intenti per fare bella la scienza e nobile l’arte. 

E’ importante la bellezza. Vorrei avessimo molti istanti della nostra vita nel segno del bello, del quale Natura picta dà testimonianza anche in questa mostra di fiori dipinti. Torniamo all’ambizione romantica di far coincidere il vero e il bello. 

Haec Fabio de populo Garbarico locutus est. Tibi magnas gratias ago. 

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